Isoipse – la mostra del progetto COLLA da Galleria Moitre

invito_Isoipse

Burning Giraffe Art Gallery, Spazio Ferramenta, Fusion Art Gallery, Galleria Moitre, Metroquadro
presentano:

Isoipse

Vernissage: 16 febbraio ore 18,30
Esposizione: 17 febbraio – 10 marzo 2017

In geografia, con particolare riguardo alla cartografia, la curva di livello è quella curva che unisce punti con uguale quota, ovvero uguale distanza verticale dal piano di riferimento al quale è stato attribuito quota zero; se sono sopra il livello del mare si chiameranno isoipse (dal greco ísos = “uguale” e hýpsos = “altezza”) mentre al contrario isobate (dal greco ísos = “uguale” e báthos = “profondità”)”.

Le opere di Romina Bassu, artista presentata da Burning Giraffe Art Gallery, esposte nell’ambito della mostra Isoipse.

Il progetto Isoipse nasce dalla volontà di costruire una collaborazione artistica e culturale, visibile anche sul piano espositivo, dalle gallerie e spazi aderenti al progetto Colla, la piattaforma delle gallerie torinesi.
Burning Giraffe Art Gallery, Spazio Ferramenta, Fusion Art Gallery, Galleria Moitre e Metroquadro hanno scelto fino a due artisti per spazio, basandosi sul piacere di mostrare opere “nascoste”, che gli artisti, finora, hanno scelto di esporre poco o quasi per niente. Questo ha prodotto nei galleristi una reale esigenza di mostrare ciò che, nella personale ricerca intellettuale, si reputa significativo. Una selezione che è stato un piacevole momento di scoperta, condiviso con gli atri soggetti impegnati nell’evento.
Isoipse è un piano comune dove gli spazi del circuito di Colla si uniscono per raccontare il proprio operato nella promozione e nella ricerca artistica contemporanea e nella soddisfazione di portare al pubblico delle opere d’arte che raccontano prima e definiscono in seguito il gusto dei nostri tempi.

Artisti: Rebecca Agnes, Grazia Amendola, Romina Bassu, Eracle Dartizio, Nicola Malnato, Marco Memeo, Stefania Migliorati, Maya Quattropani, Nicolò Tamagnone.

Galleria Moitre
Via Santa Giulia, 37, 10124 Torino
Tel: 3381426301
Email: info@galleriamoitr.com
www.galleriamoitre.com
La mostra è visitabile dal mercoledì al sabato, dalle 16 alle 19, fino al 10 marzo 2017.

1472476157

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Personale di Anna Capolupo a Bologna tra gli eventi di SetUp Art Fair

27.I.2017 – 24.II.2017

Anna Capolupo

Il bello di ciò che non ricordiamo

a cura di Andrea Rodi

A partire da venerdì 27 gennaio 2017, lo spazio espositivo Miro Architetti, sito in Via Sant’Apollonia 25, a Bologna, ospita la mostra Il bello di ciò che non ricordiamo, personale dell’artista Anna Capolupo (Lamezia Terme, 1983, vive e lavora a Firenze).

Anna Capolupo, Places, 2016, tecnica mista su carta apllicata su tela, cm 180 x 130
Anna Capolupo, Places, 2016, tecnica mista su carta apllicata su tela, cm 180 x 130

Per la prima volta, le due ricerche portate avanti parallelamente dall’artista negli ultimi anni vengono presentate una a fianco dell’altra. Lo sguardo volto alla realtà esterna dei paesaggi urbani, realizzati attraverso una pittura ruvida dal forte impatto visivo, in cui vengono coniugati magistralmente il realismo architettonico e l’astrazione pittorica di matrice espressionista, trova il suo contraltare nell’indagine introversa ed estremamente intima delle tre installazioni di Fiber Art tese alla ricostruzione artistica di un oggetto della memoria, nato da un gesto d’amore: la coperta che la bisnonna dell’artista intesseva per ciascuno del membri della famiglia.
Le due ricerche nascono identiche nelle primissime fasi di realizzazione. La carta da acquerello o da incisione, ruvida e spessa, che, applicata sulla tela, fa da supporto materico alle stratificazioni di tecniche che compongono i paesaggi urbani, è la stessa che accoglie il gesto lento e ripetuto infinite volte del ricamo che dà vita ai tre variopinti arazzi presenti in mostra, in cui, ai colori acrilici, si sostituiscono i coloratissimi fili di cotone e di lana che riscostruiscono, a memoria, i pattern di quelle coperte tanto intime e famigliari, quanto lontane nel tempo.

Anna Capolupo, Il bello di ciò che non ricordiamo
Anna Capolupo, Il bello di ciò che non ricordiamo

La facoltà intellettiva della memoria, e la sua insita fallibilità, è il file rouge tematico del procedere artistico di Anna Capolupo. I paesaggi urbani nascono da una ricerca fotografica “sul campo”, ma gli scatti che vengono utilizzati per tracciare gli scheletri dei vari luoghi sono subito messi da parte e soppiantanti da una ricostruzione mnemonica del paesaggio. Ciò che ne deriva sono dei ritratti di luoghi che, in effetti, non esistono, ma risultano comunque fortemente realistici ed evocativi. Allo stesso modo, ciascuno dei tre arazzi presenta dei vuoti nell’intreccio del ricamo, o delle frange di filo lasciate libere oltre il supporto di carta: sono quelle parti di cui mancano i ricordi, perché la memoria non è stata in grado di trattenere per intero le coperte che ha cercato di ricostruire.

La mostra rientra in SetUp+, il percorso in città di SetUp Contemporary Art Fair ed è organizzata da Burning Giraffe Art Gallery, spazio espositivo torinese dedito alla promozione dei giovani artisti di talento.

Anna Capolupo è laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2014 è finalista sia al Combat Prize che al Premio Terna. A febbraio 2015 si aggiudica il Premio Internazionale Limen Arte, nella sezione Pittura. Nello stesso mese, la rivista Wired la inserisce nella lista dei 20 giovani più promettenti d’Italia (Wired Audi Innovation Award). Nel 2016 si aggiudica il Premio Combat, sezione grafica, con un arazzo della serie Il bello di ciò che non ricordiamo. Nel novembre dello stesso anno, ottiene una menzione speciale dalla giuria del Premio Exhibit a The Others Art Fair, Torino, per l’installazione di arazzi Il bello di ciò che non ricordiamo. Tra le mostre più recenti dell’artista, ricordiamo: TorinoNowhere (2014) e BerlinoNowhere (2015), da Burning Giraffe Art Gallery, a Torino e Dove sono sempre stata (2015), presso il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri).

Anna Capolupo. Il bello di ciò che non ricordiamo
A cura di Andrea Rodi
Da venerdì 27 gennaio a venerdì 24 febbraio 2017
vernissage: venerdì 27 gennaio, ore 18:00
orari di apertura: sabato 28 gennaio, dalle 11 alle 24; domenica 29 gennaio, dalle 10 alle 19
dal 30 gennaio al 24 febbraio, su appuntamento
Luogo: Miro Architetti – Via Sant’Apollonia 25, Bologna – www.miroarchitetti.cominfo@miroarchitetti.com
Info: Burning Giraffe Art Gallery: www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com
tel. 011 5832745 – mob. 347 7975704

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Otto D’Ambra | Artista del mese su DMAG

Ogni mese, la rivista DMAG seleziona un artista da presentare, attraverso una sua opera emblematica, sulla seconda pagina del free press cartaceo. In occasione dell’uscita dell’estate, è stato selezionato l’artista Otto D’Ambra, fresco protagonista della mostra Ecce Animal, da Burning Giraffe Art Gallery, in cui ha presentato una ventina di opere, tra disegni a inchiostro su carta, acqueforti e linografie (alcune delle quali ancora disponibili nella sezione Art Shop del nostro sito – clicca QUI).

Per sfogliare la versione online di DMAG, clicca QUI o sull’immagine sottostante.

Per informazioni sull’opera Monday Morning, presentata sulla rivista DMAG, scrivici a: info@bugartgallery.com

DMAG21_Otto

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Antonella Aprile. Natura Mutabilis

Antonella Aprile 1

A partire da giovedì 7 aprile 2016, lo spazio espositivo Burning Giraffe Art Gallery, sito in Via Bava 8/a, a Torino, presenta la mostra Natura Mutabilis, personale dell’artista Antonella Aprile.

La mostra è composta da quattro blocchi di opere, che sono altrettante tappe di un percorso di ricerca volto a rendere visibili una serie di realtà organiche esistenti solo in potenza, ma di cui non vi è traccia nelle catalogazioni scientifiche. Traendo ispirazione dagli erbari e dagli studi anatomici stilati dal rinascimento all’illuminismo, l’artista traccia delle modifiche, esplorando le possibilità di mutazione delle piante e di segmenti organici umani e animali, senza mai discostarsi dalla finalità realistica dell’immagine.

Due trittici di opere indagano l’infinita mutabilità della natura, mostrando singole forme vegetali tanto realistiche nella resa visiva da far pensare che esse debbano per forza esistere da qualche parte, o che siano esistite in passato e si siano ormai estinte, o, ancora, che esisteranno in futuro, in seguito a una drastica mutazione genetica. La natura vegetale è nuovamente protagonista, in tutto il suo fascino lussureggiante, nell’opera di grandi dimensioni Flood, che mostra un groviglio di vegetazione nata in seguito a un’inondazione: è la potenza ideale che diventa atto. About Another Anatomy, infine, mostra, in una serrata sequenza, delle parti anatomiche, in particolare organi interni, dominate dalle mutazioni genetiche, inorganiche e meccaniche, in cui l’atmosfera metafisica, data dalle intrusioni geometriche e astrazioni, si fa ancora più intensa, con l’intervento del collage a completare i disegni.

Antonella Aprile 3

Le opere di Antonella Aprile non sono voli pindarici, in cui l’immaginazione corre senza freni, ma veri e propri studi sulle infinite potenzialità di sviluppo e mutazione della natura e dell’uomo. L’inserimento di linee e forme geometriche, apparentemente intruse nei quadri vegetali e anatomici, serve a sottolineare l’aspetto filosofico e puramente metafisico della ricerca, quasi che le nature ritratte fossero parte di quell’Iperuranio platonico in cui si hanno sede le idee matrici di tutte le realtà terrestri, svelando alcune di quelle che ancora un demiurgo non ha plasmato traducendole in esseri viventi.

Antonella  Aprile

Natura Mutabilis

Vernissage: giovedì 7 aprile 2016, dalle 18:30 alle 21:30

Periodo mostra: dal 7 aprile al 7 maggio 2016

Orari di apertura: dal martedì al sabato, 14:30 – 19:30

Ingresso libero

Burning Giraffe Art Gallery

Via Eusebio Bava 8/a, 10124, Torino

www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com

tel. 011 5832745 – 347 7975704

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Burning Giraffe Art Gallery @ SetUp Art Fair 2016, Bologna

In occasione della quarta edizione di SetUp Art Fair, a Bologna, Burning Giraffe Art Gallery presenta il progetto espositivo Ways of Abstraction, un’indagine sulle diverse forme assunte dall’astrazione nell’attuale scena pittorica italiana, con opere di: 108, Antonella Aprile, Silvia Argiolas, Werther Banfi, Anna Capolupo, Otto D’Ambra e Simone Geraci.

Anna Capolupo, Loveyou Up, 2015, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 140x140
Anna Capolupo, Loveyou Up, 2015, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 140×140

Il progetto espositivo Ways of Abstraction, ideato da Burning Giraffe Art Gallery appositamente per Set Up Art Fair, intende offrire uno strumento per orientarsi nelle numerose manifestazioni dell’astrazione che popolano l’attuale scena pittorica nazionale. Astrazione concepita in senso prettamente artistico, come forma espressiva nata a inizio Novecento in seno ai movimenti avanguardistici e ancora viva in ambito contemporaneo, sia nella sua forma più pura (108), che come arricchimento espressionistico di una figurazione decisamente più interiore e intima, che meramente fotografica, sia in ambito ritrattistico, che paesaggistico (Silvia Argiolas, Anna Capolupo, Simone Geragi). Astrazione intesa in senso più ampio e filosofico, come forma del pensiero che permette recedere dalla realtà fisica e logica, per dare spazio all’immaginazione e generare esseri immaginari formalmente ineccepibili (Antonella Aprile, Werther Banfi, Otto D’Ambra).

OPENING SU INVITO:
28 Gennaio 2016 ___ 20:00 – 24.00

APERTURA AL PUBBLICO:
29 Gennaio 2016 ___ 17:00 – 01:00
30 Gennaio 2016 ___ 17:00 – 01:00
31 Gennaio 2016 ___ 12:30 – 22:00

SetUp Art Fair
Autostazione di Bologna
Piazza XX Settembre, 6, 40126 Bologna

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Anna Capolupo tra i finalisti del premio We Art International

L’artista Anna Capolupo è stata selezionata per partecipare alla mostra dei finalisti del Premio We Art International, con l’opera BerlinoNowhere 2, presentata in anteprima da Burning Giraffe Art Gallery in occasione della recente personale dell’artista.

La mostra dei finalisti del Premio We Art International si terrà dal 6 al 16 febbraio 2016, presso lo spazio espositivo Area35 Artfactory di Milano.

Anna Capolupo, BerlinoNowhere 2, 2015, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 150x150
Anna Capolupo, BerlinoNowhere 2, 2015, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 150×150

Per maggiori informazioni sull’opera: info@bugartgallery.com; t. 011 5832745; m. 347 7975704

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Thomas Qualmann | Reconfigurations

Grey Square [86] [Fragmented / Oblique], 2015, ink on paper, 59 x 59 cm
Grey Square [86] [Fragmented / Oblique], 2015, ink on paper, 59 x 59 cm
A partire da giovedì 10 dicembre 2015, Burning Giraffe Art Gallery presenta la prima personale in Italia di Thomas Qualmann (Winchester, 1983, vive e lavora a Londra), recente finalista al prestigioso Griffin Art Prize. La mostra, a cura di Giuseppe Savoca, è composta da un video e otto opere su carta, la maggior parte delle quali realizzate appositamente per l’occasione.
I lavori del giovane artista londinese – disegni e video dalle geometrie infinitesimali ripetute ossessivamente – sono visualizzazioni artistiche e dinamiche di intricati modelli matematici in cui il protagonista pressoché indistinguibile è l’errore di calcolo, che modifica irrimediabilmente la ricorrenza seriale delle forme.

Vernissage: giovedì 10 dicembre 2015, dalle 18:30 alle 21:30
Periodo mostra: dal 10 dicembre 2015 al 23 gennaio 2016
(chiusura periodo festivo: dal 25 dicembre al 6 gennaio compresi)
Orari di apertura: dal martedì al sabato, 14:30 – 19:30
Ingresso libero

F12 [1, 2 / -1, -2], 2015, ink on paper, 84.1 x 59.4 cm
F12 [1, 2 / -1, -2], 2015, ink on paper, 84.1 x 59.4 cm
 
Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/a, 10124, Torino
t. 011 5832745 – m. 347 7975704
 
Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

PanoRama – un progetto diffuso

PanoRama

Inaugurazione 24 settembre 2015

Dal 25 settembre al 25 ottobre 2015

Un progetto diffuso

A cura di Olga Gambari

Nelle gallerie del quartiere Vanchiglia:

Burning Giraffe Art Gallery

Moitre

Nopx

Opere scelte

Pepe Fotografia

Van Der

108, Derealizzazione, Depersonalizzazione (PanoRAMA)
108, Derealizzazione, Depersonalizzazione

Il 24 settembre 2015 a Torino si accenderà il circuito di PanoRama, una mostra diffusa, articolata in sei gallerie nel quartiere Vanchiglia, che vuole indagare “l’eredità inconsapevole” di Carol Rama attraverso i lavori e le ricerche di giovani artisti di generazioni e nazionalità differenti. Il progetto dichiara una natura poetica e non filologica nel dare vita a una piccola geografia attorno alla figura di questa artista outsider, naturalmente contemporanea e internazionale. Ogni galleria presenterà un gruppo di artisti, sviluppando una mostra autonoma ma allo stesso tempo inserita nel circuito del progetto globale. Ogni mostra sarà un tassello di una grande collettiva i cui lavori, nei confronti di Carol Rama, sveleranno punti di contatto, affinità e assonanze mai in maniera diretta, didascalica o tematica, ma sempre con libertà evocativa e poetica, che significa proporre un confronto fra attitudini, sensibilità, soggetti, modalità espressive diverse.

Gli artisti coinvolti – Silvia Argiolas, Francesca Arri, Guglielmo Castelli, Lin De Mol, Michela Depetris, Greta Frau, Andrea Guerzoni, Liana Ghukasyan, Keetje Mans, Silvia Mei, Vittorio Mortarotti, Cristiana Palandri, Melania Yerka, Ann-Marie James, Mario Petriccione, Maya Quattropani, 108 e Alessandro Torri – sono stati individuati per un’attitudine, un certo carattere, un particolare sguardo verso le cose, un determinato gusto, una modalità di narrare e raccontare storie affini ed empatiche con il sentire, il fare e l’esprimersi di Carol Rama.

Silvia Argiolas, Ragazza di periferia con uomo tavolo
Silvia Argiolas, Ragazza di periferia con uomo tavolo

Il progetto, nato da un’idea di Andrea Guerzoni, si è poi sviluppato all’interno di un gruppo composto da galleristi, curatori, critici, artisti che ne ha condiviso ogni fase: Claudio Cravero, Andrea Guerzoni, Vittorio Mortarotti, Stefano Riba, Antonio La Grotta, Chiara Vittone, Andrea Rodi, Alessio Moitre, Viola Invernizzi, Emanuela Romano, Valentina Bonomonte, Cristina Mundici, Giorgia Mannavola e Andrea Ferrari, con la curatela generale di Olga Gambari.  A ogni collettiva sarà abbinata una libera lettura critica di figure diverse, coinvolgendo: Sara Boggio, Roberta Pagani, Milena Prisco, Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli (Arteco), Aris Nobatef e Francesco Forlani.

PanoRama prende la forma di mostra diffusa, intimamente legata al luogo del suo accadimento, cioè al quartiere Vanchiglia, che negli ultimi anni ha visto il fiorire di una serie di gallerie legate all’arte internazionale così come a linguaggi artistici e pratiche espositive che contaminano ambiti diversi. Vanchiglia si afferma come una delle zone con maggior fermento creativo cittadino, quartiere con un’altissima concentrazione di studi, gallerie, laboratori e spazi di creatività emergente e sperimentale. L’angolo di mondo in cui soprattutto si è svolta la vita di Carol Rama, che abita da sempre in via Napione.

Silvia Mei, Bracciateste e veste rossa
Silvia Mei, Bracciateste e veste rossa

Questa mostra, quindi, sembra germinare da un tessuto urbano che ha contenuto infiniti passi sguardi, pensieri, accadimenti della quotidianità di Carol Rama, ed è interessante l’identità contemporanea che sta assumendo, come se, idealmente, l’artista avesse seminato negli anni un terreno che ora produce wild flowers a lei familiari. La mostra intende creare un luogo condiviso, impregnato di presenza di Carol Rama, figura che volutamente sarà presente come gioco poetico, concettuale e sentimentale e non riferimento diretto.

Durante lo svolgimento della mostra, sarà messo a punto un calendario di eventi, espressioni di linguaggi diversi, che ogni settimana proporranno appuntamenti nelle gallerie partecipanti al progetto. Questi eventi continueranno a fare vivere la mostra, proponendo la possibilità di visitare il circuito delle mostre ogni settimana in un orario serale.

Interlocutori importanti sin dall’inizio sono stati sono stati l’Archivio Carol Rama e la Fondazione Sardi per l’Arte, che ha promosso il catalogo. Il progetto ha il patrocinio della Circoscrizione 7.

Alessandro Torri, Giardino segreto
Alessandro Torri, Giardino segreto

Catalogo

Graphic design: Leandro Agostini

Editore: ArteSera Produzioni

Gallerie

Nopx, Via Guastalla 6/A, www.nopx.it

Moitre, Via Santa Giulia 37, www.galleriamoitre.com

Opere scelte, Via Matteo Pescatore 11/D, www.operescelte.com

Van Der, Via Giulia di Barolo 13, www.vandergallery.com

Burning Giraffe Art Gallery, Via Bava 8, www.bugartgallery.com

Pepe Fotografia, Via Santa Giulia 10 B, www.pepefotografia.it

Ufficio stampa

Ilaria Gai

ilaria.gai@gmail.com

0039 338 9230234

Carola Serminato

carola.serminato@gmail.com

0039 349 1299250

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Lucia Barbagallo | gli artisti di Do You Like Flowers?

Lucia Barbagallo, How people trasform temporary places in permanent houses/ layout#1/ Addis Abeba
Lucia Barbagallo, How people trasform temporary places in permanent houses/ layout#1/ Addis Abeba

In occasione della mostra Do You Like Flowers?, l’artista Lucia Barbagallo presenta tre video e un progetto composto da tre disegni, intitolato How people trasform temporary places in permanent houses, in cui i fiori spontanei che crescono sulle rive dei fiumi si identificano con le costruzioni improvvisate delle “baraccopoli”. Queste ultime, proprio come i papaveri o i soffioni, si impossessano dei luoghi, modificandoli e occupandoli in permanenza. Ognuno dei tre disegni riproduce fedelmente delle architetture/abitazioni spontanee di sussistenza che le persone costruiscono negli interstizi urbani.

Lucia Barbagallo nasce a Lecco nel 1987. Nel 2013 consegue il Master in ADV Art Direction and Copywriter presso lo IED, dopo essersi laureata in Arti Visiva presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, nel 2011, e aver frequentato, nel 2010, il corso in Photography and Live Performance Practice presso l’University of the Art Camberwell College of Fine Art, a Londra. Nel 2011 ha vinto il primo premio del concorso Next Art indetto dal MAGA (Museo Arte Contemporanea di Gallate). Nel 2014 è stata finalista del Talent Prize della rivista Inside Art.Tra le numerose mostre si ricordano Site/Not in Place#3 a cura di Cecilia Guida e Via Farini presso il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, nel 2013 e l’anno precedente, VideoZero, a cura di Francesco Ballo, Careof Fabbrica del Vapore, Milano e Present&Projet N°9, a cura di Jeune Creation, Citè International Des Arts, a Parigi.

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram

Live East Die Young | Current Exhibit @ Burning Giraffe Art Gallery

12.III.2015 – 24.IV.2015

LIVE EAST DIE YOUNG

a cura di Giuseppe Savoca

A partire da giovedì 12 marzo 2015, lo spazio espositivo Burning Giraffe Art Gallery di Via Eusebio Bava 8/a, a Torino, presenta la mostra Live East Die Young, a cura di Giuseppe Savoca: un’occasione unica per entrare in contatto con lo spirito dissacrante e rivoluzionario della scena artistica dell’East End di Londra attraverso le opere di sei dei suoi più interessanti interpreti: Alex Binnie, Dan Hillier, Dr. D, Ian Johnstone, Liam Sparkes e Michele Servadio, a cui si va ad aggiungere la sonorizzazione della serata inaugurale a opera di Andrea Nissim, resident dj e fondatore del club Astoria di Torino. 

La sonorizzazione della mostra è ascoltabile online cliccando qui

ASTORIA x LIVE EAST DIE YOUNG EXHIBITION by Astoria_Torino on Mixcloud

Dan Hillier
Dan Hillier

Il 28 dicembre del 1997, presso la Royal Academy of Art di Londra, il collezionista d’arte contemporanea Charles Saatchi organizza la mostra Sensation in cui espone le opere dei cosiddetti Young British Artists. Per molti critici, e in generale per il pubblico dell’arte contemporanea, questo fu l’evento artistico più rilevante dell’ultimo ventennio, un riferimento importante per il mercato dell’arte, che porta alla ribalta una gruppo di giovani artisti, ma soprattutto l’anima creativa di una città: Londra.

Molti degli artisti presenti all’esposizione furono ingaggiati e quindi rappresentati dal gallerista Jay Joplin, che con la sua galleria White Cube, situata al primo piano di 44 Duke Street a St James, nel West End di Londra, diventa il punto di riferimento dell’arte contemporanea mondiale. Lo stesso Joplin nel 2000 apre un secondo spazio espositivo: White Cube Hoxton Square nell’ East End. Questa scelta, inizialmente non gradita ai collezionisti e agli addetti ai lavori, rappresenta un forte gesto di cambiamento. Uno spostamento, non solo fisico, dalla rassicurante posizione del West End, che storicamente è la culla del circuito dell’arte contemporanea più mainstream. Inevitabilmente, il gesto fatto da una personalità lungimirante come quella di Joplin, ha acceso l’interesse internazionale su una zona che da sempre era stata considerata troppo sovversiva, sicuramente creativa, ma non adatta ai circuiti più alti dell’arte. Nell’ultimo decennio l’intuizione di Jay Joplin ha invece dimostrato come la forza creativa di questa zona abbia sfornato i talenti di una nuova ondata di Young British Artists. Un nome su tutti: lo street artist Banksy.

L’East London è sempre stato anticonformista, una sorta di bassofondo nella morsa della povertà e preso d’assalto da ondate di immigranti, con un’identità culturale che fa sembrare omogeneo il resto della città. Un amalgama di quartieri con nomi spesso evocativi, come Shoreditch e Spitalfields, o altisonanti, come Hackney e Hackney Wick. Tutta la zona è un coacervo multiforme di culture e tradizioni che stanno facendo nascere le nuove tendenze frutto di accoppiamenti inconsueti tra stili e concezioni diverse; tutto diventa stimolo a creare qualcosa che non c’era, qualcosa che colpisca i sensi in maniera quasi esplosiva. L’East End è anche ricca di opere architettoniche interessanti, come il mercato vittoriano di Spitalfields, la Church di Hawksmoore o gli edifici di Fournier street. La stessa Whithechapel Gallery è un’istituzione culturale importantissima per il panorama dell’arte contemporanea. L’East End, oggi, è il vero palcoscenico della scena artistica londinese; i giovani artisti hanno i loro atelier, quì si trovano le gallerie d’avanguardia e i locali più trendy. Durante il fine settimana, questa pittoresca e multietnica atmosfera si accentua con i mercatini che si tengono nelle strade e nei quartieri di Petticoat Lane, quello di frutta e verdura, cibo e antichità di Spitalfields, quello, cuore della comunità bengalese, di Brick Lane. Shoreditch è sicuramente la zona che meglio di tutte rappresenta lo spirito creativo dell’area; tanto ormai da essere definita la nuova Soho, l’epicentro di tutto quanto fa “hip”. Shoredich è risorto dalle ferraglie delle fabbriche abbandonate a nord della City ed è diventato il cuore pulsante della nightlife londinese dove i così detti “Hobo” (da Hoxton e bohèmien) aspettano l’alba, facendo bar hopping, saltellando cioè da un locale notturno all’altro.

Gli artisti presenti in Live East Die Young sono stati scelti perché rappresentano in pieno lo spirito sovversivo e creativo che si respira nelle strade dell’ East End. Infatti, è proprio “la Strada” il nuovo palcoscenico creativo. Un’ arte che si rivolge principalmente alle nuove generazione, che tiene conto degli umori che nascono dal basso e del nuovo mix etnico-culturale. Il linguaggio artistico è quello codificato dalle “tribù giovanili”: La musica, la street art, lo streetwear e i tatuaggi. L’idea che sta alla base è quella di sovvertire le regole classiche dell’establishment che colloca l’arte in una posizione esclusiva, lontana dall’accessibilità popolare. La vera rivoluzione sta nel far accedere tutti i tipi di pubblico al prodotto artistico o, come nel caso della street art, farlo diventare un vero e proprio bene pubblico carico di significati (Dr. d). Un esempio emblematico è sicuramente quello di Dan Hillier, che nonostante l’ascesa artistica confermata con mostre in spazi prestigiosi come il Louvre di Parigi e l’ICA di Londra e l’attenzione nei suoi confronti di importanti istituzioni come la maison Louis Vitton, sceglie di presentare i suoi lavori nello spazio popolare del Sunday Upmarket, per avere un contatto diretto con le persone. Utilizza le sue grafiche su oggetti di facile fruizione, come t-shirt, quaderni o piccole stampe ad alta tiratura, per far in modo che tutti possano avere un piccolo “pezzo” della sua arte. Nella mostra è dato anche grande spazio al fenomeno dei tattoo artists; cercando di dare una panoramica completa del movimento, vengono presentati i lavori dei tre esponenti più rappresentativi: il veterano Alex Binnie, il trendy Liam Sparkes e il più introspettivo Michele Servadio. Tutti questi artisti hanno la caratteristica comune di affiancare la carriera di tatuatori con quella di artisti visivi e di fondere le due produzioni in una sorta di concept artistico. Non c’è differenza tra un disegno inciso sulla pelle o stampato su una t-shirt o su un foglio di carta, la valenza artistica è sempre la stessa. Ma il vero fil rouge della mostra è sicuramente la musica, che d’altronde è la forma d’arte universalmente più popolare. Tutti gli artisti presenti nella mostra, anche se in maniera diversa, hanno a che fare con essa. Alex Binnie fu membro della noise band Pure, Ian Johnstone affiliato della cult band Coil, oltre ad avere curato la grafiche dei loro album più importanti, Dan Hillier ha firmato la copertina dell’acclamato album della band Royal Blood, oltre ad aver partecipato come visual artis al Glastonbury Festival insieme a Dr. D. Liam Sparkes ha suonato la batteria nell’album di esordio di Haxan Cloak e Servadio usa la musica, da lui stesso creata, come supporto alle proprie mostre, come nel caso della sua ultima personale londinese. Per sottolineare l’importanza dell’aspetto musicale, durante l’inaugurazione Andrea Nissim (fondatore e resident dj del club Astoria di Torino) sonorizzerà la mostra, creando una sorta di colonna sonora; la stessa sarà disponibile, dal giorno dopo, sul sito Mix Cloud, (con lo stesso titolo della mostra ) e sarà di pubblico accesso fino alla chiusura della mostra.

LIVE EAST DIE YOUNG

a cura di Giuseppe Savoca

Alex Binnie, Dan Hillier, Dr. D, Ian Johstone, Liam Sparkes, Michele Servadio

Sonorizzazione mostra: Andrea Nissim

dal 12 marzo al 24 aprile 2015

Orario d’apertura: dal martedì al venerdì, 15 – 19; sabato, 15:30 – 20

Opening: giovedì 12 marzo 2015, 18:30 – 21:30

BURNING GIRAFFE ART GALLERY – Via Eusebio Bava 8/a, 10124, Torino

www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com – t. 011 5832745 – c. 347 7975704


Alex_Binnie

Alex Binnie è nato ad Oxford nel 1959. Muove i primi passi nell’ambiente artistico come musicista, fondando il gruppo noise Pure. Dopo il diploma in Fine Art alla South Glamorgan Faculty of Art and Design, nel 1982 diventa illustratore medico alla Royal Postgraduate Medical School e in seguito per la United Medical and Dental Schools of Guy e per il St. Thomas’ Hospital; nel frattempo si avvicina al mondo dei tatuaggi ed apre il primo studio (illegale) a Londra chiamato Mother Art. Dopo qualche anno passato a Los Angeles (1991-1993) dove collabora con il performer Ron Athey, ritorna a Londra e fonda Into You nella zona di Clerkenwell, ancora oggi punto di riferimento e luogo di culto per il tatuaggio artistico. Si avvicina al mondo del printmaking nel 2000 con uno stile completamente diverso rispetto ad i suoi tatuaggi. Inizialmente si ispira all’iconografia tradizionale dei tatuaggi giapponesi, realizzando grandi stampe a colori. È nell’ultimo decennio che trova la propria strada artistica attraverso le stampe in bianco e nero realizzate attraverso un processo di “woodcut” (incisione su legno) senza l’utilizzo di laser o computer. Tutte le stampe sono realizzate a mano dallo stesso Binnie utilizzando una vecchia macchina da stampa del 1844. Oggi è rappresentato dalla galleria Ink_d di Brighton e da Rise Berlino. Nel 2010 espone i woodcut portraits alla prestigiosa London Royal Academy durante la Summer Exhibition. Nel 2012 l’editore d’arte Kintaro pubblica un’edizione limitata di tutta la serie dei woodcut portraits.


Dan_Hillier_Throne

Dan Hillier nasce a Oxford nel 1973. Dopo il diploma al North Oxfordshire College of Art and Design si trasferisce a Londra per approfondire gli studi in ambito artistico. Tra il 1995 ed il 2000 si diploma in design digitale al London College of Printing e si specializza in illustrazione grafica alla Anglia Poytechnic University. Inizia la sua carriera artistica nel 2006 e nel giro di pochi anni espone in spazi prestigiosi come la Saatchi Gallery, ICA London, il museo Louvre di Parigi e il Glastonbury Festival. Ottiene uno spazio permanente al Sunday Upmarket di Brick Lane.

Queste immagini dimenticate e questi ricordi lasciati in un angolo riscrivono un periodo magnificamente oscuro della storia, un periodo ricco di uomini-elefante e imbalsamazioni, morte e medicina. I lavori che ne risultano sono come cartoline spedite da Beardsley da una grande casa vittoriana, se quella casa fosse popolata da fenomeni da circo e frequentata da Werner Herzog”. Con queste parole, nel 2007, la rivista Dazed and Confused descrive il lavoro di Hillier. Infatti, entrare nel mondo di Dan Hillier significa lasciarsi coinvolgere in continui giochi di rimandi e assonanze, l’artista evoca e sovrappone, creando illusioni estetiche che hanno radici nelle illustrazioni di fine Ottocento e nell’estetica Vittoriana. Un luogo magico e surreale fatto di mondi esotici, richiami all’illustrazione medica e echi di una vecchia aristocrazia anglosassone, il tutto miscelato con una sensibilità mistica orientale.


DrD_No_Eye_Contact1

Dr. D è una leggenda della street art. Personaggio schivo e misterioso, apprezzato e sostenuto da colleghi importanti come Banksy. La sua opera è sovversiva e perspicace. Riconoscibile per i suoi grandi manifesti situati in punti nevralgici della città, con cui comunica alla popolazione messaggi contro le politiche restrittive del governo inglese. Le sue opere appaiono sulla strada con un tempismo perfetto per far riflettere sull’attualità e sul dibattito sociale. Con un’operazione di taglia e cuci utilizza manifesti pubblicitari o cartelli informativi dove modifica segnali e parole, così creando messaggi critici-umoristici sull’utilizzo dei prodotti di massa e sulla debolezza della società contemporanea.

 Alcuni suoi lavori sono ormai entrati a far parte dell’immaginario contro- culturale inglese, coma la Tube Series: una serie di stampe che riproducono fedelmente le comunicazioni di servizio collocate all’interno della London Underground. Queste immagini dopo essere state ritoccate sono state letteralmente sostituite a quelle originali, comunicando quindi falsi messaggi con un forte senso dissacratorio. Prendendo ispirazione dalla famosa frase di Sir Winston Churchill del 1940, “Never in the field of human conflict was so much owed by so many to so few” , Dr. D prende di mira Nick Buckles e il primo ministro britannico David Cameron, con una serie di manifesti che ritraggono le due personalità. La citazione originale si riferisce alla seconda guerra mondiale, e più esattamente alla ‘Battle of Britain’, in cui i piloti della Royal Air Force hanno combattuto (e vinto) una battaglia cruciale con la Luftwaffe tedesca per il controllo dei cieli britannici.


Liam_Sparkes_Sans_Patrie

Liam Sparkes è stato definito dalla stampa anglosassone come l’enfant prodige/bad boy della nuova scena artistica dell’ East End. Personaggio poliedrico con un’attitudine cool rappresenta in pieno lo stile londinese contemporaneo. Nato come tatoo artist, in breve tempo diventa capo scuola di una nuova generazione di artisti che si esprime attraverso il tatuaggio, non più visto come semplice messaggio da portare sulla pelle ma come vera e propria opera d’arte. Le sue ormai mitiche guest negli studi più trendy di tutto il mondo sono sempre accompagnate da vere e proprie mostre dove l’artista presenta le sue stampe, art t-shirts e oggetti da lui stesso serigrafati. Negli ultimi anni ha creato collaborazioni anche con l’ambiente della moda, firmando in esclusiva un contratto con la maison Alexander Mc Queen per l’utilizzo delle sue grafiche, e con la creatrice di gioielli Noemi Klein. La sua ultima mostra è stata la doppia personale insieme a Danny Fox presso la galleria Maison 15/75 di Parigi.


Michele_Servadio

 Altro artista proveniente dalla scuola dei nuovi tattoo artist londinesi è il giovane Michele Servadio. I riferimenti estetici della sua ricerca artistica, sia per quanto riguarda i tatuaggi sia per quella più legata alle arti visive, è sicuramente l’immaginario dark/doom.  Un viaggio interiore attraverso le crepe  e le parti in ombra dell’ animo umano. Il suo lavoro è un approfondimento sull’Oscuro rivolto prima a se stesso e poi di riflesso allo spettatore, che ha così modo di confrontarsi con i propri demoni interiori, non per combatterli, ma piuttosto per accettarli come parte integrante della propria vita.


DarkAgeWhiteBackgroundWebSite

 Ian Johnstone è sicuramente uno degli artisti più singolari dell’attuale scena inglese. Artista visivo, performer, apicultore, fondatore insieme a Mikel Quiròs del progetto agroforestale Cantu Fermusu, collaboratore degli artisti Serena Korda, Jim Hollands e del musicista Daniel O’Sullivan. Personaggio schivo che rifiuta quasi tutti i contatti con il mondo mainstream dell’arte.

È stato affiliato al gruppo musicale Coil di cui ha curato la grafica di molti album e il merchandising. Il suo lavoro trova ispirazione da certe filosofie panteistiche, una riflessione magico-esoterica sulla Natura. Nel 2010 The Horse Hospital, il tempio della cultura alternativa londinese, gli dedica una grande retrospettiva.


Andrea Nissim è co-proprietario, fondatore e resident dj del club Astoria di Torino. Il locale, situato nel quartiere San Salvario dal 2011, è il punto di riferimento in città per quanto riguarda la ricerca e la promozione musicale, grazie ad una programmazione di serate e concerti di profilo internazionale.

Facebooktwittergoogle_plusyoutubeinstagram