Current Exhibit

21.IX.2017 – 14.X.2017

VISIONI D’INTERNO

La nuova mostra del progetto COLLA

Anna Capolupo, Interior #1, 2017, cm 23×20, tecnica mista su carta

Con l’apertura della nuova stagione espositiva, COLLA, la piattaforma progettuale che riunisce gallerie e spazi no profit torinesi e non solo, ritorna con una nuova mostra, che questa volta avrà luogo da Burning Giraffe Art Gallery, a partire da giovedì 21 settembre 2017.

Con scadenza semestrale, ciascuna delle realtà che formano COLLA (Burning Giraffe, Galleria Moitre, Fusion Art Gallery, Metroquadro e Spazio Ferramenta) ospita un progetto ideato e curato dall’intero gruppo, che coinvolge un artista per spazio espositivo. Per la prima volta, oltre ai cinque membri fondatori, alla mostra parteciperà anche BI-BOx Art Space, di Biella, a sottolineare l’apertura e la dimensione dinamica e in costante evoluzione di COLLA, oltre che l’intenzione di allargare la piattaforma al di fuori dei confini della città di Torino.

La nuova mostra, Visioni d’interno, sviluppa due sguardi paralleli sul tema espresso dal titolo: uno sguardo estroverso, fotografico o pittorico, che cattura interni letterali – luoghi fisici vivi e vissuti: stanze d’albergo, interni di fabbriche abbandonate –, si accompagna a un altro introiettato, che dà vita a una serie di espressioni e moti di un di dentro figurato, manifestazioni artistiche necessarie che scaturiscono dall’animo umano prendendo quella stessa interiorità a soggetto. La somma degli sguardi dei sei artisti presenti in mostra (Anna Capolupo, Michela Depetris, Serena Gamba, Alessandra Maio, Erwin Olaf, Ettore Pinelli) disegna un panorama dell’interiorità umana, e dei suoi luoghi, complesso e coinvolgente, attraverso un’ampia e diversificata gamma di linguaggi espressivi.

Sabato 14 ottobre 2017, in occasione della tredicesima edizione della Giornata del Contemporaneo indetta dall’associazione AMACI, che coinvolge ogni anno oltre mille spazi pubblici e privati dedicati all’arte contemporanea, nell’ambito della mostra verrà presentato Puoi mangiare crackers nel mio letto quando vuoi, live set sonoro con visual performance dal vivo di PUPA BOOM.

VISIONI D’INTERNO
A cura del progetto COLLA

Luogo: Burning Giraffe Art Gallery – Via Eusebio Bava, 8/a, Torino
Vernissage: giovedì 21 settembre, ore 18:30-21:30
Periodo mostra: dal 21 settembre al 14 ottobre 2017
Orario di apertura: martedì-sabato, 14:30-19:30 (mattina su appuntamento)
Contatti: www.collacontemporary.weebly.comcollacontemporary@outlook.com
www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com – t. 0115832745

MEDIA PARTNER:
URBAN MIRRORS
www.urbanmirrors.com


ARTISTI IN MOSTRA:

Anna Capolupo (presentata da Burning Giraffe Art Gallery)

Nasce a Lamezia Terme nel 1983. Vive e lavora a Firenze, dove ottiene la laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti. Nel dicembre del 2014, una sua opera entra a far parte della collezione Bancartis di BCC Mediocrati, preludio alla sua prima personale in un’istituzione museale pubblica, che si tiene l’anno successivo al MACA (Museo Arte Contemporanea Acri). A febbraio 2015 la rivista Wired la inserisce nella lista dei 20 giovani più promettenti d’Italia (Wired Audi Innovation Award). Nel 2015 si aggiudica il Combat Prize, sezione Grafica. A inizio 2017, espone alla Galleria Nazionale di Cosenza, nell’ambito della mostra “Modernolatria. Boccioni+100”.

Negli ultimi anni, Anna Capolupo ha sviluppato due ricerche parallele: quella pittorica, fatta di ruvidi paesaggi e interni urbani ricostruiti per stratificazioni di tecniche, frutto di uno sguardo attento e disincantato gettato dall’artista sul mondo esterno; e un’altra più recente, che si può inserire nell’ambito della Fiber Art, che nasce invece dall’esigenza di rivolgersi verso la propria interiorità e i ricordi che la compongono. L’installazione presentata in occasione della mostra “Visioni d’interno” coniuga per la prima volta le due ricerche e i due sguardi in un’unica opera. Una serie di interni urbani, luoghi abbandonati che appartengono anch’essi alla memoria dell’artista, compongono un tutt’uno con un variopinto arazzo su carta, che è la ricostruzione artistica e gestuale di un oggetto estrapolato dalla memoria: una delle coperte che la bisnonna dell’artista realizzava per ciascuno dei membri della famiglia.


Michela Depetris (presentata da Spazio Ferramenta)

Classe 1984, Michela Depetris si forma all’Accademia di Belle Arti di Torino e all’Universidad Poitecnica de Valencia. Successivamente ottiene un master in Arti performative e Cultura visuale presso il Museo Reina Sofia di Madrid.

Ispezionare la realtà da molto vicino, come un investigatore privato, come un poliziotto, come un cane | Forse niente ha senso, ma tutto può produrre significato | Ogni volta che guardi qualcosa, la cambi | Il ready made è performativo

La ricerca di Michela Depetris riflette sul legame tra intimità, sguardo e identità. Il primo è sia un tema centrale che il metodo di lavoro. L’artista parte sempre da un’idea di azione, di performance, intesa come processo generativo di attivazione della riflessione nel fare. Questo, per Michela, significa anche esporsi alla condizione dello stare nel mondo, incarnare l’idea e sensibilizzare lo sguardo. Sentire come un animale e saper rendere visibili le cose che ci sono ma non si vedono, oppure vederle anche se non le si sta guardando.
Spesso l’artista instaura collaborazioni, ogni proposta può essere il pretesto per una relazione, per sviluppare processi condivisi, influenze reciproche, l’inclusione dell’imprevisto in modo imprescindibile.


Serena Gamba (presentata da Galleria Moitre)

3. Serena Gamba, La memoria dell’oblio, 2017, “libro bagnato”, carboncino su carta, chiodi / “libro bianco”, chiodi, cm 21x15x4

Nella ricerca di Serena Gamba, gli spazi immaginati, i collages, le produzioni con le parole, le piante e mappe, le prospettive inverse, così come i libri e le tavole di paraffina incisa tendono ad un comune interrogativo: fino a che punto il ricordo riuscirà a indagare e/o rallentare l’oblio fronteggiando il problema del dissolversi di una memoria collettiva? L’oblio inteso sia come fine naturale ed inevitabile del nostro essere/esistere, sia come l’annullamento della Cultura, di cui l’Arte ne rappresenta una parte.
L’influenza degli studi in Architettura prima, e della Grafica tradizionale successivamente hanno contribuito a formare un determinato punto di vista sull’immaginario delle Arti Visive teso alla ricerca di una lucida e sobria poetica.
Ha tenuto la sua prima personale all’interno del progetto DI.DA a Bolzano (Van Der Gallery); è stata artista finalista del Premio Lissone 2016; prossimamente esporrà negli spazi della Galleria Alessio Moitre a Torino e Isolo 17 Gallery a Verona.


Alessandra Maio (presentata da BI-Box Art Space)

4. Alessandra Maio, NEBBIA. Mi perdo nella nebbia dei miei pensieri, 2017, ccquerello e penna su carta di cotone, cm 15×23

Bolognese, calsse 1982, si diploma nel 2005 all’Accademia di Belle Arti e si laurea nel 2008 in Storia dell’Arte Contemporanea.
Ha partecipato a vari premi e concorsi nazionali, tra i quali Arteam nel 2016, il premio internazionale di pittura Zingarelli Rocca delle Macie nel 2014, la Biennale Giovani Monza e la Biennale d’Arte di Lodi del 2013. Ha all’attivo varie partecipazioni a mostre collettive e alcune personali, tra cui quella a Biella nel 2015, presso BI-BOx Art Space e in altre gallerie all’estero.
Alessandra ama collaborare con altri artisti per la realizzazione di progetti artistici condivisi.
Il registro delle sue opere è l’utilizzo della scrittura come elemento fondante dell’immagine, in modo da costruire attraverso la ripetizione mantrica di una frase una figura o un soggetto evocativo del testo più volte trascritto, ma instillando nella visione di chi osserva una punta di sarcasmo o di sottile e poetica ironia.
È un mondo di frasi quello che Maio costruisce, con il ricorso di elementi semplici, quali la penna Bic con il limite dei colori che offre.


Erwin Olaf (presentato da Metroquadro)

5. Erwin Olaf, HOTEL, Winston Salem, Room 304, 2017, fotografia, Edizione 7/15, cm 17×30

Nasce a Hilversum, in Olanda, nel 1959. Vive e lavora ad Amsterdam dai primi anni ’80.
Olaf si è fatto conoscere per lo stile complesso e brillante della sua fotografia commerciale e per l’incredibile incisività del suo lavoro artistico in studio.
Ha vinto diversi Leone d’Argento per la sua fotografia commerciale e tra gli altri: Photographer of the Year (2006), Artist of the Year of the Netherlands (2007) e il Lucie Award USA (2008) per i traguardi raggiunti nella fotografia. Nel 2011 il Dutch Johannes Vermeer Award, per l’alto valore del suo intero lavoro. Nel 2013 disegna la moneta da un euro olandese.
Sue personali sono state esposte nei più famosi musei di tutto il mondo.

La serie Hotel riguarda l’alienazione e la sottile gamma di oscure emozioni che essa provoca in una persona. Le stanze di hotel in cui dormo quando viaggio sono tutte diverse, ma la sensazione che trasmettono è sempre la stessa, ha luogo una sorta di distacco. – Erwin Olaf, 2011 –

Le anonime camere d’albergo in cui i soggetti sono ritratti sono scatole chiuse ed isolate in una dimensione assente dal tempo reale, in cui i personaggi appaiono intrappolati in un’annoiata attesa.
Come è sua abitudine, il fotografo olandese sceglie per questa serie di indagare uno specifico ed unico stato d’animo in tutte le sue sfaccettature ed interpretazioni, da quelle più comuni e superficiali a quelle più inconsuete ed oscure.
L’ambiguità e il senso di nostalgica frustrazione che le immagini trasmettono contrastano con la perfezione meticolosa dei dettagli della rappresentazione, confermando l’abilità dell’artista nel ricostruire il contesto e la scena fin nei minimi dettagli, con un’attenzione quasi cinematografica al trucco, all’acconciatura, all’abito, all’oggetto d’arredo, alla luce dell’ambiente.


Ettore Pinelli (presentato da Fusion Art Gallery)

Ettore Pinelli, About Reactions | Paper 1, 2016, fusaggine su carta, cm 150X210

Ettore Pinelli nasce a Modica, nel 1984. Formatosi in Accademia di belle arti di Firenze, si diploma in pittura nel 2007 e in progettazione e cura degli allestimenti nel 2010 in collaborazione con il Centro per l’arte con-temporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2009 fonda .LAB (Young Artists Sharing Ideas | Firenze)
Nel 2014 è selezionato per la 1ª edizione del Premio FAM Giovani per le arti visive (AG). Nel 2015 é selezio-nato da Eva Comuzzi ed Andrea Bruciati per Some Velvet Drawings (ArtVerona). Nel 2015 è vincitore del Premio Marina di Ravenna e nel 2016 del Premio We Art International (Milano) in collaborazione con Base-ment Project Room (LT). Nel 2015 è artista selezionato dai curatori del premio ORA. Nel 2016 è uno dei fina-listi di TU 35, geografie dell’arte emergente in Toscana, promosso dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2017 è finalista al 18º Premio Cairo (Palazzo Reale Milano).

Nel lavoro di Ettore Pinelli i soggetti tentano di “emergere”, in quanto sommersi e i livelli di lettura so-no isobate. L’impianto della composizione è fuorviante e la metafora della marea che nel suo moto occulta e protegge descrive l’ambivalenza del messaggio latente. I toni soffusi, morbidi e sinuosi delle monocromie attirano lo sguardo inducendo i sensi ad abbandonarsi ad uno stato di pace “estetica/estatica” mentre poi, a voler ben cercare/capire/scandagliare (ed è fondamentale che ci sia la volontà di fare o non fare questo sforzo) ci si ritrova a fare i conti col soggetto, sempre violento e aggressivo, specchio perturbante di un aspetto della società contemporanea con la quale l’artista ci vuole confrontare. La natura umana sub-conscia. La visione interiore di un interno esternato.


PUPA BOOM
Performance (sabato 14 ottobre)
PUOI MANGIARE CRACKERS NEL MIO LETTO QUANDO VUOI

Abbiamo voglia e bisogno di giocare, siamo animali fantastici, nel senso che viviamo di fantasie. Non abbiamo tempo per riflettere sulle cose che facciamo, quindi un giorno abbiamo deciso di farle e basta, con quello che avevamo in casa.

In occasione della mostra Visioni d’interno, Spazio Ferramenta presenta Il progetto PUPA BOOM che nasce dalle esperienze dei suoi componenti nel suono e nella performance art. L’azione è un opera crossover che porta lo spettatore a saltare tra il reale e il surreale, attraverso la normalità del gesto e l’astrazione del suono all’interno di suggestioni visive elaborate dalla luce.

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